Come aumentare la produttività della tua azienda grazie alla digitalizzazione dei processi

Una fattura ricevuta per posta, reinserita in un foglio di calcolo e poi inviata via e-mail al commercialista che la riporta in un software. Questo percorso assurdo esiste ancora in molte PMI francesi. La digitalizzazione dei processi consiste nel sostituire questi circuiti manuali con flussi digitali in cui l’informazione circola senza reinserimenti, senza ritardi e senza perdite. Comprendere questo meccanismo consente di individuare i guadagni di produttività reali, non quelli promessi da un discorso di marketing.

Process mining: mappare prima di digitalizzare

Prima di scegliere uno strumento, è necessario sapere dove si perde tempo. Hai mai notato che un ordine impiega tre giorni a passare da un servizio all’altro mentre il trattamento stesso richiede dieci minuti? Il problema si trova raramente nel compito, ma nelle code tra i compiti.

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È esattamente ciò che rivela il process mining. Questo metodo consiste nell’analizzare i registri degli eventi dei tuoi software (ERP, CRM, messaggistica) per ricostruire il percorso reale di un documento o di una richiesta. Strumenti come Celonis o UiPath Process Mining estraggono questi dati e producono una mappa visiva del processo così come si svolge, non come è descritto in una procedura.

Secondo il rapporto del cabinet Everest Group (“Process Mining State of the Market 2023”), questo approccio sta diventando uno standard nei grandi gruppi industriali e nei servizi finanziari in Francia. Permette di quantificare i guadagni di produttività prima e dopo la digitalizzazione, cambiando la natura della decisione: si passa da un’intuizione a un calcolo.

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Per le strutture più piccole, il ragionamento rimane lo stesso senza lo strumento specializzato. Un semplice cronometraggio delle fasi di un processo ricorrente (trattamento di un ordine, convalida di un preventivo, onboarding di un dipendente) è sufficiente per identificare i colli di bottiglia. Piattaforme come Omniz consentono poi di connettere i mattoni software tra loro per fluidificare questi passaggi.

Team di professionisti che collaborano attorno a una tabella di processi digitalizzati durante una riunione di lavoro in azienda

Automazione delle attività ripetitive: ciò che porta realmente profitto

L’automazione fa parte delle promesse più antiche del digitale. La differenza oggi è la granularità. Non si automatizza più un intero dipartimento in una sola volta: si punta a un compito specifico, si misura il risultato e poi si passa al successivo.

Tre tipi di compiti da automatizzare in priorità

  • Le immissioni multiple di un medesimo dato. Ogni volta che un collaboratore riporta un’informazione da un sistema a un altro, c’è un rischio di errore e tempo perso. Un connettore tra software elimina questo passaggio.
  • I circuiti di convalida via e-mail. Un preventivo che attende in una casella di posta non avanza. Un workflow digitale invia la richiesta alla persona giusta, con promemoria automatico in caso di ritardo.
  • I rapporti manuali compilati in fogli di calcolo. Quando i dati esistono già nei tuoi strumenti, un cruscotto in tempo reale sostituisce la compilazione settimanale.

L’automazione più redditizia si concentra su compiti frequenti e a basso valore aggiunto. Un processo eseguito due volte all’anno non giustifica un investimento software. Un processo quotidiano che richiede trenta minuti, invece, rappresenta più di cento ore all’anno.

Digitalizzazione e vincoli normativi europei

Digitalizzare non significa solo andare più veloci. Negli ultimi anni, la normativa europea impone requisiti che rendono alcune digitalizzazioni obbligatorie, non opzionali.

Il regolamento DORA per il settore finanziario

Il Digital Operational Resilience Act (DORA), applicabile da gennaio 2025, riguarda banche, assicurazioni e fornitori di servizi finanziari. Impone di digitalizzare i processi critici con requisiti rigorosi di resilienza e tracciabilità, inclusi test regolari di continuità operativa.

In concreto, ciò significa che le aziende di questo settore non possono più accontentarsi di uno strumento isolato. L’architettura digitale deve garantire la disponibilità dei dati e la capacità di funzionare in modalità degradata.

La direttiva CSRD e la raccolta di dati ESG

La direttiva europea CSRD impone, per gli esercizi aperti a partire dal 2024 per le grandi aziende, un reporting extra-finanziario dettagliato e verificabile. I dati ambientali, sociali e di governance devono essere raccolti in modo standardizzato.

Senzo un processo digitale dedicato, questa raccolta si basa su scambi di file tra servizi, con i rischi di incoerenza che ciò comporta. La digitalizzazione della catena di raccolta ESG diventa quindi una questione di conformità, non semplicemente di efficienza.

Uomo in telelavoro che configura uno strumento di automazione dei processi aziendali su doppio schermo per migliorare la produttività digitale della sua azienda

Gestione del cambiamento: il fattore che decide il successo o il fallimento

Un software perfettamente configurato ma ignorato dai team non produce alcun guadagno. La resistenza al cambiamento non è un problema di mentalità, è un problema di progettazione del deployment.

Perché alcuni strumenti vengono adottati in pochi giorni mentre altri rimangono sottoutilizzati per mesi? La differenza spesso risiede in tre fattori concreti:

  • Lo strumento sostituisce un compito che il collaboratore stesso considera faticoso? Se sì, l’adozione è rapida. Se lo strumento aggiunge un passaggio a un processo che l’utente trovava semplice, la resistenza sarà forte.
  • La formazione avviene sul posto di lavoro, con i veri casi della quotidianità? Una sessione teorica in aula produce poco effetto duraturo.
  • Il feedback è visibile? Mostrare i risultati concreti nelle prime settimane accelera l’adesione. Un cruscotto condiviso che mostra il tempo guadagnato funziona meglio di un discorso sulla trasformazione digitale.

La digitalizzazione dei processi non si riduce a una scelta di software. L’analisi preliminare dei flussi, la focalizzazione sui compiti da automatizzare, la considerazione dei vincoli normativi e la preparazione dei team formano un insieme. Le aziende che affrontano queste quattro dimensioni in parallelo ottengono risultati misurabili. Quelle che si concentrano solo sullo strumento spesso finiscono per digitalizzare un processo traballante, il che equivale ad accelerare un circuito che già non funzionava.

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